PROFILO MARIO BORGIOTTI

Nell’universo dei personaggi che hanno contribuito alla conoscenza e alla valorizzazione della pittura moderna, Mario Borgiotti rappresenta, senz’altro, un caso a sé. Con l’esperienza di chi si forma sul campo, più che con l’erudizione dello studioso, presto si impone come figura centrale di conoscitore del più importante movimento italiano del XIX secolo, quello dei Macchiaioli. Un sintetico profilo del personaggio lo ha delineato Piero Bargellini definendolo “l’inventore” dei Macchiaioli, cioè colui che li ha riscoperti “materialmente, traendoli dall’ombra dei salotti borghesi, mettendoli nella giusta luce in esposizioni esemplari e riproducendoli in splendidi volumi”. Si deve allo slancio ed entusiasmo, alla natura brillante e generosa di Borgiotti la loro affermazione internazionale anche attraverso significative donazioni ad importanti musei. Dopo la scomparsa nel 1977, i frutti del suo lavoro sono stati raccolti da una nuova generazione di storici dell’arte la quale, grazie anche ai molti capolavori dispersi da lui resi noti, ha potuto ampliare i propri studi.  Assimilabile a un Vollard, un Pospisil, o a un Barbaroux, più che all’intellettuale e al critico  militante, egli emerge per come, meglio di altri, è arrivato a comprendere l’importanza di un’opera, stabilendone con sicurezza l’autore e identificandone copie e falsificazioni. Il gusto estetico di Borgiotti traspare da questa pregevole selezione di dipinti, un corpus organico e rappresentativo di una ben più ampia collezione, specchio lucente della sua anima.

Mario Borgiotti a Palazzo Pitti in occasione della mostra del 1946 "I Macchiaioli"